LA GIOIA E LE SUE SORELLE

Se parli di cose belle le cose belle si alimentano, se allo stesso tempo ti nutri di emozioni positive sarà quello l’imprinting che darai al tuo mondo emotivo, mentre quelle negative avranno lo spazio giusto e non oltre.

Così voglio parlare di GIOIA e lo voglio fare in rapporto alle sue “sorelle”ovvero FELICITÀ e CONTENTEZZA (questa meriterebbe invero un post tutto suo…chissà!).

Perché questo tema? Beh perché di problemi e negatività ne assumiamo tutti e tutti i giorni anche troppo e dalle fonti più disparate, mentre la positività ce la dobbiamo costruire, non ce la danno gratis, è un lavoro costante da fare e io lo so bene, anzi voglio dire proprio che credo sia un po’ una mia caratteristica quella di cercare di vedere il lato positivo in ogni situazione e allora…oggi vi regalo un po’ di cose belle, non tangibili e concrete magari, ma che la concretezza e il quotidiano lo possono aiutare davvero.

Comincio dalla fine con l’assunto più importante e solenne: la Gioia è uno stato dell’Anima! Uhhh si vi vedo già tutti atterriti e pronti a chiuderla qui! Ecco se vi spaventate per così poco allora non ne siete degni!

Troppo? Troppo severa? Si un po’ giocavo, ma non è questo il punto.

Uno stato dell’Anima perché…ha un che di stabilità superiore una volta raggiunta o almeno toccata, un che…di eterno direi, quella sensazione che si tratta di un modo di stare e sentire che è oltre e al di sopra di tutto il rumore delle nostre quotidianità.

Per questo non è facile e per questo merita solo Cuori impavidi che di fronte alla trattazione profonda del tema non si spaventano e non lo scherniscono.

Ok va bene forse ho esagerato e allora andiamo per gradi:

Possiamo iniziare parlando di CONTENTEZZA e farlo dandone anche un significato diverso da quello apparente. Avete mai pensato infatti  che potrebbe anche voler dire CAPACITÁ DI CONTENERE? Ovvero, sono contento perché so contenere e stare con ogni sensazione e emozione mi ritrovi a vivere: che ne dite? Su ammettetelo che non ci avevate mai pensato! Vederla così cambia tutto no?

La Contentezza nella scala della positività, nel circolo virtuoso che ci porta alla Gioia, è un gradino stabile una volta raggiunto, qualcosa su cui ci si può mettere comodi e a cui ci si può abituare, un’abitudine di quelle che si possono mantenere e che anzi, quando diventano abitudini, possiamo quasi dimenticarcene e fanno tutto loro. Automatismi emotivi evolutivi questo il genere direi.

Quando so contenere stabilmente, posso affrontare con un Cuore più leggero e con più Fiducia ogni evento che mi viene incontro, che sia più o meno facile o positivo.

 

CUOR CONTENTO IL CIEL LO AIUTA

Non si tratta infatti solo di un modo di dire o di un vecchio proverbio (che poi lo sappiamo no che nei proverbi c’è sempre un fondo di verità), ma di un modo di vivere e ancora di più di guardare alla vita.

Se so contenere, so stare con ciò che mi accade e so gestire, allora sono più padrone della mia vita e posso CONFIDARE nel FUTURO perché lo costruisco io con CONSAPEVOLEZZA (altra parolina magica).

MA IO SONO CONTENTO/A? LO SONO STATO? ME LO RICORDO? E COM’ERA? E OGGI?

A questo punto è d’obbligo rispondere a queste domande se vogliamo costruire la strada che ci può portare a sperimentare la GIOIA vera, quella di cui sopra per intenderci.

Continuando nell’esplorazione di queste cose belle e belle qualità, esiste la FELICITA’, (magari più comune o comunemente usata come termine),  che non è altra cosa rispetto a questi due pilastri, ma ne è un’espressione. La Felicità si presenta in attimi, vette toccate da cui poi bisogna scendere, momenti di apice. La Felicità si appoggia sulla contentezza che, se è stata coltivata e stabilizzata, la renderà più apprezzabile in quanto la farà sembrare come una sua ottava più alta e non l’opposto o altro.

Così gradino dopo gradino si arriva ad essere pronti per provare la regina delle qualità che alimentano le nostre endorfine, la GIOIA appunto.

LA GIOIA SI SENTE CON IL CUORE

Anche questo è un assunto, si perché non si tratta di un’emozione e basta, è uno Stato dell’Essere, un’esperienza che poggia su un terreno che è stato coltivato con costanza, amore e la nostra famosa contentezza.

Il Cuore, per sentire la Gioia deve mettersi in moto, deve aprirsi e lo fa quando vado oltre me stesso e inizio a pensare al Bene Comune oltre il mio tornaconto personale, quando faccio qualcosa per rendere un Servizio senza aspettarmi alcun compenso materiale, quando dedico tempo anche solo ad ascoltare magari un amico che ha bisogno…i  modi sono tanti, ad ognuno il suo!

Così passo dopo passo ecco che ci siamo, che accade, la prima volta per un attimo, di fare questa esperienza e finalmente di capire quanto può essere travolgente.

La Gioia assume allora altri significati e altre vesti, si presenta e si manifesta allora come una ENERGIA, il carburante che alimenta il motore del nostro essere e lo può fare in ogni cosa.

Ci siamo? Allora ora pensateci su un po’, rifletteteci e con calma provate a rispondere a questa domanda per finire:

HO MAI PROVATO VERA GIOIA?

Da qui in poi parte tutto e tutto può essere!

Se avete voglia raccontate la vostra esperienza di Gioia e io Gioiosamente vi ascolterò!

Che GIOIA sia con ognuno e tutti voi!

COMPASSIONE CON…PASSIONE

Eccoci qui al rientro da un’estate che pare non voglia proprio cedere di un grado, con un tema che forse proprio da rientro non è – dipende da come si intende il rientro certo – ma che ha impegnato i miei pensieri a lungo nei mesi scorsi per come mi si è presentato, quasi per caso e anche, e soprattutto,  per la curiosità profonda che ha suscitato in me.

Perché parlarne qui? Potrebbe restare un discorso filosofico fra me e me o fra me e la mia terapeuta direte voi, ma…sarebbe egoistico da parte mia visto che proprio riflettendoci e sperimentando come sempre, ho compreso quanta confusione regni in materia.

Non che abbia la pretesa di arrivare con il pensiero più chiarificatore di tutti, ma almeno offrire un punto di vista diverso e magari meno consueto e sicuramente stimolare altre riflessioni….esiste anche un Talento del filosofeggiare sapete? 

Tutto è nato dal gioco sottile di assonanza ma anche RISONANZA tra le parole che ha portato in evidenza il legame che le unisce:  COMPASSIONE E PASSIONE! Che oltre a finire in “one” hanno in comune molte cose a partire dall’idea di grandezza che racchiudono ognuna già per conto suo non vi pare? Figuriamoci insieme! Ma procediamo con ordine.

Per approfondire è bene partire dalle basi più semplici e quindi da qui:

Il significato etimologico di COMPASSIONE ci dice: “patire insieme con” ovvero per essere più tecnici si tratta di: Atteggiamento di sofferenza per i mali altrui, connesso al desiderio di lenirli.

PASSIONE invece sta per Grande sofferenza, pena; sentimento intenso e perturbante; ardente amore erotico; inclinazione viva, grande interesse

La cogliete la similitudine? INTENSITÁ per entrambe ma su piani diversi e con diversi orientamenti. La prima ci porta ad andare fuori di noi verso l’altro o gli altri, la seconda ci porta verso noi stessi sostenendo la nostra realizzazione. Così come l’orientamento del vissuto della sofferenza che cambia seppur presente il tema in tutte e due.

Per entrambe un solo principio di unione: LA PARTECIPAZIONE!

Si, perché compassione è PARTECIPARE delle sofferenze altrui, è un insieme di sentimenti di pietà, vicinanza, empatia in senso elevato. Mentre esprimere passione nelle nostre svariate attività di ogni giorno significa soprattutto PARTECIPARE ALLA VITA!

La COMPASSIONE ci porta ad avere una possibilità più ampia di inclusione degli altri e di quanto loro accade, grazie alla sua caratteristica di amorevole distacco, che permette di entrare in risonanza con  l’altro senza lasciarsene coinvolgere, potendo così sperimentare il POTERE della possibilità che racchiude per la relazione stessa.

COMPASSIONE significa arrivare a provare sincero interesse per il prossimo chiunque sia e ovunque si trovi, perché parte della grande e unica famiglia umana. Significa orientarsi al BENE COMUNE con tutto se stessi e non solo a parole.

La PASSIONE per contro, ci spinge a dare il meglio di noi traendo forza dal FUOCO che la nutre, il fuoco della vita pienamente espressa in adesione  autentica alla propria essenza.

Quale enorme forza può allora avere la COMPASSIONE alimentata dalla PASSIONE? La sentite?

Permettersi di conoscere e sperimentare questo interessante quanto vero e attuale binomio, ci può aprire interessanti possibilità di allargare la nostra visione e di essere e agire nel mondo con Cuore e intelligenza.

COMPASSIONE È ANDARE VERSO, COME? CON…PASSIONE!

Già perché unire quel Fuoco della Passione che abbiamo dentro – ognuno di noi – a un movimento teso e orientato a quanto è fuori di noi, produce il vero CAMBIAMENTO in noi e intorno a noi.

Non succede in un attimo certo, ma può essere un attimo quello in cui si percepisce questo stato dell’essere e da li poi il passaggio a considerare la Compassione parte del proprio bagaglio, può diventare più semplice e familiare.

Quando accade di sentire e sentirla per un istante, credete,  la riconosciamo perché quell’attimo porta con sé un’apertura di cuore che, vi assicuro, è diversa da altre già sperimentate. La mia esperienza è stata questa: un attimo di contatto profondo con il cuore, stimolato da un evento particolare: un concerto di bambini in India qualche  mese fa…

Bene e ora? Ora come sempre perché funzioni dobbiamo unire l’AZIONE (anche qui un’assonanza interessante)!

Quindi noi che siamo persone attive e che non sappiamo fermarci solo alle parole, belle si, ma pur sempre parole, come possiamo PRATICARE LA COMPASSIONE?

Naturalmente CON…PASSIONE!

Si , avete capito bene, qui entra in gioco l’altro elemento di questa riflessione: LA PASSIONE!

Cosa accade se, sviluppando la capacità di provare Compassione, provo ad unire a questa l’elemento PASSIONE? Il FUOCO che attiva e tutto può muovere?

Accade, o meglio attivo la possibilità che accada, che posso agire anche nella mia attività di ogni giorno, con una modalità diversa tesa a includere e non escludere l’altro o gli altri e, allo stesso tempo, posso sviluppare il DISTACCO, che non significa assenza di coinvolgimento,  ma piena presenza da un piano più alto e quindi in grado di darmi una visione più ampia…inclusiva appunto.

La Passione alimenta il fuoco che ci accende e mantiene bene oliata la nostra energia e la Compassione, così spinta, ci porta ad alimentare con lo stesso fuoco le fiammelle che incontriamo ogni giorno…

Non male no?

Se siete arrivati a leggere fino a qui ora siete pronti per il prossimo passo:

DIVENTARE PORTATORI SANI DI COMPASSIONE

Perché, credo lo abbiate capito, possiamo farlo tutti perché è per tutti!

COMPASSIONE secondo l’insegnamento dell’Agni Yoga nel libretto Comunità, al versetto 210, viene descritta così:

 Si dice che lo Yogi non ama, ma è pieno di compassione. Gli uomini concepiscono l’amore solo come un intreccio di legami. Al contrario, la compassione non ha vincoli, poiché collabora al Vero. 

Buona Compassione a tutti! Con Passione in Libertà e Verità!

ALLA RICERCA DELLA MOTIVAZIONE PERDUTA

Quando un tema si presenta così spesso come sta succedendo nella mia attività di counselor e coach negli ultimi anni, credo sia necessario provare a rifletterci un poco più a fondo nonostante il proliferare della letteratura (e non solo) sul genere.

Il padre della Motivazione, A. MASLOW http://bit.ly/Maslowteoriamotivazionale ha posto pilastri importanti sull’argomento che credo la moltitudine ormai conosca, ma conoscere non vuol dire sempre avere COMPRESO, nel senso di AVER PRESO CON SÉ.

Parafrasare il titolo del noto film di Indiana Jones mi parso poi il modo più immediato per entrare in argomento, perché di fatto questo parrebbe il problema: questa MOTIVAZIONE è come un tesoro sepolto chissà dove e di cui tutti sono in caccia.

Così ogni volta che accompagno il percorso di crescita di un manager, prima o poi (spesso più prima) arriva la fatidica affermazione: “non mi sento motivato”, “dovrei ricevere più stimoli”, “mi mancano gli stimoli”, “non trovo le motivazioni”, ecc.

Ecco, qui incomincia il mio lavoro! Proprio come per cercare un tesoro nascosto, trovato questo punto sulla mappa interna, mi fermo e inizio a sondare il terreno per vedere se e quanto scavare. Già, perché il nocciolo della faccenda è proprio questo:

LA MOTIVAZIONE NON É FUORI DI NOI!

E dove starebbe quindi? Beh, il passo successivo nella ricerca è passare dalla Motivazione questa sconosciuta, all’AUTOMOTIVAZIONE: il tesoro nascosto dentro di noi!

Ma che cos’è che rende così difficile accedere a questo tesoro? Quali sono gli ostacoli sul percorso? La risposta è apparentemente semplice:

L’OSTACOLO ALLA NOSTRA MOTIVAZIONE SIAMO NOI!

Proprio così, perché di norma facciamo tutto da soli: ce la cantiamo e ce la suoniamo senza porci nemmeno il dubbio che il problema possa essere così vicino.

Ma perché siamo noi se poi non riceviamo stimoli e gratificazioni da fuori? mi direte voi. Beh perché forse non riusciamo a farci la sola vera domanda importante:

IO COSA STO FACENDO PER ALIMENTARE LA  MIA MOTIVAZIONE?

Spesso non sappiamo rispondere, anzi una domanda del genere ci mette in crisi.

Bene, allora partiamo proprio da questa CRISI (lo sapete già vero che etimologicamente vuol dire crescita?) e esploriamo il vasto campo della nostra automotivazione per ritrovarla, o meglio, per ritrovarne le fonti.

Andare al MOTIVO delle nostre AZIONI, letteralmente, ma non solo, questa la prima ricerca: ciò che ci spinge, che mette in moto il nostro MOTORE ogni giorno nella nostra attività e, soprattutto, nella nostra vita.

E allora potremo scoprire che ciò che ci motiva è LA SFIDA, oppure LA COMPETIZIONE, o ancora LA RELAZIONE, e così via! Di Motori ce ne sono tanti e ognuno ha il suo nascosto – come quel tesoro – dentro di sé, si tratta di trovarlo e portarlo alla luce.

La domanda giusta allora è:

CHE COSA MI MUOVE DAVVERO?

Dopo di ché, trovata questa SPINTA PRIMORDIALE, possiamo addentrarci su un terreno un poco più complesso e scoprire il parente stretto della nostra capacità di automotivarci: nostra signora AUTOSTIMA!

Proprio così, perché più sappiamo riconoscere il nostro VALORE e più siamo capaci di far partire quel Motore, di accendere (e mantenere accesa) la scintilla che attiva il FUOCO DELLE NOSTRE AZIONI.

Così il panorama diventa completo e il cerchio si chiude, perché…

L’AUTOMOTIVAZIONE CI VUOLE AUTONOMI!

Quando sappiamo di valere e siamo in grado di riconoscerci qualità e difetti nelle stesse proporzioni, senza sentirci sminuiti ad ogni critica o esaltati ad ogni complimento, quando sappiamo restare SALDI nonostante gli eventi e, come querce al vento, lasciare ondeggiare la chioma sentendo stabili le radici… allora e solo allora, avremo raggiunto quella che si chiama l’AUTONOMIA dell’AUTOSTIMA.

Da questo traguardo in poi, saremo capaci di andare a cercare la motivazione tanto agognata dentro di noi, senza aspettare nulla da fuori, sapendo misurarne il livello e l’intensità energetica.

Avremo il nostro TERMOMETRO INTERNO funzionante che saprà dirci se e come riflettere sulle nostre motivazioni e se e come rivederle (si perché un check-up ogn i tanto è bene farlo), di cosa hanno bisogno e di cosa invece no.

Bene amici, le domande le avete, le risposte se volete possiamo anche esaminarle insieme: sono qui pronta ad ascoltare!

VERO O FALSO? TALENTO E SPONTANEITÁ!

Qualche tempo fa mentre conversavo con un amico, collega freelance e mio mentore per la comunicazione social, mi sono trovata a toccare il tema dell’autenticità, o meglio ancora della SPONTANEITÁ.

Parlando in particolare dei nostri amati e tanto utili social – perché ci serve esserci è inutile negarlo – ma anche delle tante newsletter cui siamo tutti iscritti (più o meno convinti),  immediata è la percezione comune che in giro di questa SPONTANEITÁ ce ne sia veramente poca.

Eppure nel mare magnum di professionisti in cui navighiamo, dove si offre di tutto e di più e spesso mille versioni dello stesso servizio, quello che può fare la differenza è proprio il COME lo offro quel servizio/prodotto e se quel COME fa risuonare un bisogno autentico perché mi ci posso rispecchiare.

Così mi accorgo che leggo con piacere i post che trasudano esperienza e autenticità nel bene e nel male – anzi che il male o l’insuccesso non lo nascondono per nulla – mentre faccio fatica a leggere chi ha solo ricette per il successo e racconta cose che, in un certo qual modo, già sappiamo facendolo pure in modo…si, anche noiosetto.

Nemmeno io so di essere così divertente e di fatto tratto temi impegnativi, ma spero, ogni tanto, di far arrivare almeno un po’ di leggerezza e sicuramente so di portare sempre ESPERIENZA vissuta in prima persona: un altro elemento che rende il nostro Talento AUTENTICO.

Detto questo cosa c’entra direte voi il Talento con tutto ciò? C’entra eccome! Qualsiasi sia la mia abilità unica, il mio talento, se lo copro di artificiosità brillerà sicuramente meno di quanto potrebbe se espresso con SPONTANEITÁ.

Il mio Talento, la migliore espressione di me (come preferisco chiamarlo) sono io con tutti i miei limiti che cerco con fatica ogni giorno di superare, con i miei difetti e con le mie qualità.

PERCHE’ COPRIRE LA MIA AUTENCITÁ?

Lo so, là fuori c’è la giungla come si dice e la lotta è serrata ogni giorno, ma tra tante copie di…non è forse meglio la versione reale? Di me, del mio lavoro, della mia fatica e dei miei successi conquistati con determinazione e VOLONTÁ autentica?

Peccare di autenticità, nascondere le reazioni spontanee troppo e troppo spesso, ci porta con il tempo a indossare una MASCHERA che, forse all’inizio, crediamo sia solo per reggere un ambiente professionale, ma poi con il tempo se alimentata e portata ogni singolo giorno, può diventare una vera e propria prigione.

Così saper ammettere con leggera consapevolezza un errore o dichiarare un FALLIMENTO, diventa un PUNTO DI FORZA e anche una sorta di processo catartico che ci può aiutare a prendere maggiore coscienza di questi aspetti portandoci sulla strada del MIGLIORAMENTO CONTINUO.

Ecco cosa c’entra il TALENTO, perchè diventa forte e vigoroso solo alimentandosi di VERITÁ e poi…volete mettere la fatica di indossare ogni giorno qualcosa che ci sta stretto e non  ci appartiene?

Se dobbiamo sforzarci e faticare per esprimere al meglio noi stessi, conviene farlo per la versione AUTENTICA non vi pare?

E voi cosa preferite fare o cosa fate? Indossate ogni giorno la vostra bella e “rassicurante” maschera oppure no?

Forse se stai leggendo questo e sei arrivato fino a qui, sei sulla strada per buttarla via quella maschera…

BUONA VERITÁ A TUTTI TALENTUOSI IN OGNI DOVE!!!

Esperienza INDIA: i Viaggi nel VIAGGIO

Ho fatto un viaggio alla fine dello scorso anno, anzi, ho fatto quello che io ho chiamato IL Viaggio per la valenza che ha avuto già come obiettivo nel 2016: ostacoli vari e anche importanti si sono frapposti fra me e questa meta, ma poi alla fine ce l’ho fatta e in INDIA ci sono andata per davvero e come previsto.

Questa premessa è importante perché, proprio grazie agli ostacoli, il viaggio è iniziato prima dentro di me e poi si è concretizzato fisicamente. Iniziato dentro per come ho alimentato il desiderio con il Fuoco della Determinazione, per come ho preparato il terreno interno al fine di consentire sul posto, che i semi caduti su quello stesso terreno potessero trovare sostanza fertile per  germogliare.

L’India che ho visitato e in cui mi sono immersa per soli 15 giorni (anche se sono sembrati di più e dopo sono stati troppo pochi), non è forse quella che tutti abbiamo in mente appena pensiamo a questo paese che di fatto, da solo, è tanto vasto da poter essere considerato un continente. Io sono stata nell’India ai piedi delle grandi montagne, dove l’aria è più sottile e fresca anche se le relative pianure non sono esenti da una pesante cappa di inquinamento. L’india in cui si respira la vicinanza con terre come il Tibet, il Nepal, il Bhutan e la loro potente atmosfera di sacra e orgogliosa affermazione di un modo di guardare alla vita e al mondo.

Non dei luoghi fisici voglio parlarvi qui, questo non è un blog di viaggi ma…dell’esperienza appunto che ho potuto fare e che ho fatto, anche grazie a quanto mi sono aperta per farla “entrare” dentro di me.

I viaggi nel Viaggio sono dunque questo e, dopo il primo preparatorio di cui sopra, un altro è stato il contatto con le forti contraddizioni che sono l’ossatura di questo paese e l’armonia in cui tutto ciò coesiste, dando origine a qualcosa che se appare stridente, lo è ai nostri occhi di occidentali che, spesso, abbiamo sguardi granitici verso quanto è diverso da noi.

So bene che le contraddizioni di cui parlo sono anche molto ampie e nette: si tratta di un popolo che, sappiamo per vicissitudini storiche, può essere estremamente impulsivo fino ad eccessi violenti e sanguinari, e altrettanto visceralmente spirituale tanto da considerare come saluto ordinario la parola “Namasté” che significa “saluto il Divino che è in te”.

Questo il punto, o meglio, uno dei punti: considerare che in ogni essere umano (non solo…) ci possa essere una scintilla divina è un concetto che va al di là della religione e di ogni altro aspetto culturale, è un concetto che, se non ci fermiamo alla semplice parola, ci apre ogni possibilità, perché se in ognuno di noi c’è del Divino, cosa mai può esserci che non possiamo fare e realizzare? Con l’ovvia attenzione a non “scivolare” nel delirio di onnipotenza del caso…

Poi un altro viaggio nel viaggio è stato quello che ha fatto emergere le affinità del modello che seguo e che ho studiato – la Psicosintesi – con quanto ho incontrato in questo paese. Assagioli considerava l’essere umano dotato anche di un livello spirituale inteso come la parte contenente qualità superiori e aspirazioni elevate,  completando quindi il suo Pensiero con la Psicosintesi Trasnspersonale…Veniamo attratti da ciò che ci è affine e sviluppiamo un magnetismo che richiama l’affinità. L’esperienza India mi ha dato quindi anche alcune importanti risposte sulle scelte che ho fatto finora, tanto da farmi dire che questa ne era una tappa obbligata.

Altro viaggio di questa esperienza sono stati i tanti bambini incontrati. Ho avuto modo di visitare diverse scuole, che, anche se per loro era il periodo delle lunghe vacanze invernali, erano comunque popolate di bambini e ragazzi di diverse età. Non la povertà (in relazione al nostro modo di vivere) o il niente che hanno che ti fa venire voglia di dare quanto più puoi mi ha colpito, ma…il loro stare con quel niente e saper godere di piccole cose di cui noi abbiamo dimenticato il valore. Quindi un viaggio al recupero di alcuni valori semplici per riportarli al centro del mio vivere quotidiano e non solo.

Il Sikkim, la parte tra le più intense di tutta l’esperienza. La terra Sacra per eccellenza e i suoi monasteri che solo all’apparenza possono sembrare uguali, ma, se avvicinati in apertura di mente  e cuore (ecco questa l’apertura davvero adatta qui…) si può riconoscere in ognuno di questi una nota differente. Le distese di bandiere sacre che costeggiano molte delle strade percorse, fanno da cornice alle montagne che qui sono più vicine e si passeggia a 2000mt di altezza con a fianco bambù e felci giganti.

Singolari anche gli incontri fatti (uno dei viaggi più intensi) per non dire “le Vite” avvicinate in questi giorni, Vite dedicate allo sviluppo del loro paese attraverso i loro Talenti e Passioni. Così, andiamo a pranzo all’arrivo in Sikkim ospiti di uno dei più quotati ibridatori di orchidee al mondo http://bit.ly/KeshabPradhan che, al contempo, ha dedicato molta parte della sua passione a migliorare le locali specie vegetali. Fino all’incontro con un imprenditore illuminato che nella patria del the ovvero Darjeeling, ha dato vita ad una piantagione bio-dinamica della famosa bevanda http://www.makaibari.com/ , con l’attenzione alla piena integrazione dell’uomo con la natura, assicurando ai sette villaggi che gravitano intorno alla piantagione, ogni necessità: dalla scuola per i bambini alle cure mediche e quant’altro necessario a vivere decorosamente.

Infine, ultimo viaggio è stato proprio Darjeeling. Una città brulicante di vita, sacro e profano si mescolano e monasteri e scuole di eccellenza convivono, in una particolare atmosfera di sacralità che pare dosarsi in relazione all’attività che si compie e si avvicina. Darjeeling è un Cuore pulsante che apre le porte di questa parte di India, e prepara a quelle vette http://bit.ly/montagnasacra che sono per esperti o comunque per gente allenata  in tutti i propri livelli.

Il ritorno non è stato facile, ma la ricchezza portata con me è enorme. La pienezza e il forte benessere psico-fisico provato mi hanno lasciato un senso di “mal d’India”,  tale per cui so che tornerò a trovare i nuovi amici incontrati e le montagne che svettano a richiamare le nostre vette interiori.

Qui e a voi mi sono ripromessa di portare un poco di quel benessere per farvene dono, insieme a uno sguardo nuovo e luminoso da portare in ogni contesto in cui mi troverò ad agire.

Namasté!

IL MANAGER INTERNO: GESTIRE E ALLINEARE I COLLABORATORI – 2

Eccomi qui amici con la seconda puntata riservata al nostro Manager interno, in altre parole la nostra personalità.

Lo so che sembra sia passato un anno e, in effetti, abbiamo attraversato il ponte che dal 2016 ci ha condotto dentro questo nuovo 2017 (e personalmente in modo particolare, ma questo sarà oggetto di un altro post). Ho lasciato scorrere il tempo dedicandomi ad altro fino ad oggi, ma ho anche voluto darvi il tempo di rispondere con calma e la necessaria profondità alle domande che vi ho fatto la scorsa volta qui: http://bit.ly/managerinterno1 .  Allora com’è andata? Avete iniziato l’indagine per entrare in contatto con i vostri livelli? Sono certa di si! E guardate che lo vedo se vi cresce il naso!

Oggi quindi ciò che inizieremo a fare è sentire questi tre livelli come parti di noi che, come sappiamo, possono agire per conto loro anche tutti insieme dando origine a un gran caos, oppure muoversi in armonia.

Come fare? Imparando a percepirli per poi gestirli come faremmo con dei COLLABORATORI nel nostro lavoro, perché è esattamente quello che sono.

Nel considerarli quindi COLLABORATORI, anzi direi la NOSTRA PRIMA LINEA di cui non potremmo assolutamente fare a meno, dobbiamo per prima cosa conoscerli a fondo esplorando il loro mondo e cercando di capire come sono fatti, quali le loro aspirazioni, come si comportano abitualmente e come in occasione di eventi particolari…insomma si tratta di avviare un DIALOGO INTERNO con ognuno di loro.

Solo conoscendoli a fondo potremo poi gestirli al meglio e in modo che seguano tutti la stessa direzione, perché l’obiettivo più importante è proprio questo L’ALLINEAMENTO come dicevamo già qui: http://bit.ly/allineamentoblog .

Allora cominciamo! Di seguito le prime domande per entrare in relazione con questi preziosi elementi del nostro complesso sistema di cui VOGLIAMO essere saldamente, ma democraticamente, al comando:

1)   Che cosa sta chiedendo la mia mente? Quali sono i suoi obiettivi? Come si relaziona con i colleghi corpo ed emozioni?

2)   Dove mi porta il Cuore?  Per dirla con una nota frase la cui traduzione per noi sarebbe: quale/quali sono i miei desideri più profondi?

3)   Come sta il mio corpo quando entra in azione? Il livello di benessere fisico è buono? Oppure avverto problemi in qualche punto che s’intensificano proprio quando emozioni e mente sono vivacemente all’opera?

E con queste domandine direi che abbiamo un bel po’ da fare per i prossimi tempi non credete?

In seguito potremo andare a indagare quale relazione noi Manager abbiamo instaurato con ognuno di questi collaboratori, per poter magari correggere il tiro strada facendo. Questo però lo faremo in un’altra puntata: il lavoro sul MANAGER INTERNO-PERSONALITÀ, è lungo e complesso e, sempre su livelli diversi, lavoriamo su questo tutta la Vita, farlo coscientemente ci permette di goderci di più il VIAGGIO ed esserne PROTAGONISTI!

Buon dialogo a tutti e…se a un certo punto vi “smarrite” o non comprendete come rispondere alle domande, scrivetemi qui: info@chiaradamilano.com sarò felice di potervi aiutare nel proseguire questo nostro percorso.


IL MANAGER INTERNO: Conoscilo, comprendilo, usalo – 1

Sappiamo forse già (se mi seguite da un po’ certamente lo sapete) quanto siamo complessi e quante siano le possibilità di cui siamo pieni. Complessi in ogni nostro livello o parte: dal corpo fisico – di suo una macchina meravigliosamente complicata e articolata – a quella massa informe e (spesso) disordinata e poco chiara che sono le nostre emozioni, fino a giungere alla nostra mente occupata spesso fino all’orlo (del nostro conosciuto) da pensieri di ogni tipo.

A ben pensarci sembrerebbe a volte quasi un miracolo che tutto riesca a stare insieme e, magari, anche risultare armonico nella sua espressione!

Beh, non di miracolo si tratta, ma di sapiente e costante opera di coordinamento che giorno dopo giorno, anno dopo anno, anche a nostra insaputa, viene portata avanti dal nostro MANAGER INTERNO ovvero la nostra PERSONALITA’!

Un termine che conosciamo di sicuro ma che necessita di essere riempito di significato e di valore perché diventi concreto e si impregni di materia palpabile e quindi…gestibile.

Per molti forse sarà più facile parlare di carattere, di fatto non è qualcosa di granitico ma un’entità attraverso cui esprimiamo un coordinamento più o meno ordinato dei livelli di cui sopra. Più lo facciamo con consapevolezza e più questo coordinamento risulterà armonico e il nostro Manager starà facendo bene il suo lavoro.

Ok direte voi, fin qui tutto chiaro, ma come si fa?

Amici talentuosi, viaggiatori curiosi, non si fa ma si costruisce con lavoro costante e consapevole dal momento che si è scelto di conoscere il Manager, comprenderlo nella sua azione e infine utilizzare al meglio le sue capacità.

Possiamo allora definire un piccolo primo percorso a step per avvicinarci al Manager, un percorso che si snoda attraverso alcune domande di cui eccovi le prime:

1)   Quanto e come conosco il mio corpo fisico? Sono in grado, osservando, di percepirne i segnali e le sensazioni che mi rimanda?

2)   Quanto conosco le mie emozioni e come si manifestano? Cosa emerge se ci rifletto su e osservo?

3)   Come si presentano i miei pensieri? Riesco a osservarne il flusso?

Ad ognuna di queste domande rispondete con calma e scrivendovi le risposte per averne traccia, magari a più riprese, seguendo il modo che più vi piace, unendo al tutto un pizzico di VOLONTA’ che sostiene e aiuta quando il tutto ci pare troppo difficile.

Iniziare a rispondere a queste domande significa avvisare il MANAGER-PERSONALITA’ che è giunto il momento di avviare una collaborazione nuova con tutti gli elementi che gli rispondono: i suoi COLLABORATORI! Per farlo il primo passo è conoscerli uno per uno e avviare una relazione.

Siete pronti allora a entrare nel VOSTRO MONDO INTERNO e iniziare ad ATTIVARE IL MANAGER?

Per ogni dubbio, perplessità, approfondimento non esitate a contattarmi: sarò felice di aiutarvi in questa prima puntata e traghettarvi alle prossime con entusiasmo.

Abbiamo tutti gli strumenti necessari, si tratta solo di accordarli per trovare ognuno la propria Melodia!

Collaborare con l’inevitabile: dal dire al vivere!

Forse alcuni di voi lo hanno notato o forse no, forse chi lo ha notato ha pensato che fossi super oberata dal lavoro di coach in giro per l’italia e poi le vacanze che come sempre un pò di pausa la mettono, forse invece non ve ne siete accorti o forse ancora avete pensato che chissà cosa stesse bollendo in pentola…beh un pò di tutto questo amici, ma il mio silenzio di questi ultimi mesi è stato dovuto soprattutto a un evento straordinario nella mia vita, che ha interrotto la sua, seppur irregolare, continuità, creando appunto un PUNTO DI DISCONTINUITÀ!

Sono stata ricoverata circa 20 giorni in ospedale a settembre per un problema di calcoli un pò complesso, non ancora del tutto risolto ma in via di risoluzione, poi sono uscita e ho cercato di recuperare un pò di lavoro (le gioie dell’essere freelance!) e ora eccomi qui: SONO TORNATA!

Il mio primo post quindi lo voglio dedicare al ritorno e all’esperienza che ho fatto, cercando di apprenderne quanto più possibile, cosciente che ancora sto imparando e che, come solo ieri mi ha detto una terapeuta di lunga esperienza, il vero raccolto si fa solo alla chiusura di qualsiasi ciclo/evento/percorso: tenetelo a mente anche voi perchè può tornare utile!

Cosa ho imparato? Molto, anzi moltissimo e sarà un insegnamento a lungo rilascio di cui farò in modo beneficerete tutti, ma per prima cosa, e soprattutto, che la malattia rende fragili, impotenti e, per quanto non grave ma debilitante, ci mette di fronte alla precarietà della vita e tutto, ma proprio tutto diventa davvero relativo!

Non è mia intenzione però annoiarvi troppo con le mie faccende di calcoli, vie biliari, cistifellea ecc, per quanto sia diventata un’esperta in materia, quindi andiamo oltre.

Insegnamento tra gli insegnamenti, anzi direi META-INSEGNAMENTO di vita è come sempre la PSICOSINTESI e la saggezza di ROBERTO ASSAGIOLI.

Per anni ho sentito dire da ogni cultore a vario livello della Psicosintesi, in situazioni simili in cui la vita diciamo ti mette alla PROVA,  la frase COLLABORARE CON L’INEVITABILE! Parole celebri di Assagioli stesso che lui diciamo “mise a punto” attraverso le sue esperienze più dure come la prigionia.

Mi sono chiesta più volte durante la mia “prigionia” in ospedale (si perchè chi l’ha provato lo sa che è un pò come una prigionia), come potevo davvero mettere in pratica questa frase, rendendo vive queste parole che sentivo così preziose come aiuto in quel momento. Sono passati giorni di buio senza risposte, poi è accaduto: ho iniziato a comprendere e, di conseguenza, è iniziata la mia esperienza.

Come si fa? Proverò a raccontare cosa ho capito in 7 step:

1) ACCETTARE ogni emozione e stare con ognuna il tempo necessario a farla propria: paura, dolore (anche fisico), smarrimento, disperazione…alcune delle mie emozioni di quei giorni: starci insieme mi ha insegnato che i mostri sono tali fino a che non li guardi da vicino e comprendi che ci si può parlare.

2) TRASFORMARE ognuna delle emozioni di prima vedendone un lato positivo. Questa è davvero dura! non riesce sempre ma ci si può provare e allora…ecco che si affacciano sentimenti come la SPERANZA, la COMPRENSIONE (nel senso di “prendere con sè”), il CORAGGIO e perfino un certo UMORISMO!

3) COLLABORARE con la situazione e il suo corredo di pensieri e emozioni, per iniziare a costruire la nuova identità che uscirà da quell’esperienza: che persona sarò dopo? quali cambiamenti avrò messo in atto più o meno volontariamente  nel mio modo di agire la vita in ogni contesto? Vi assicuro che di cose ne cambiano eccome e quello che accade potrebbe sorprendervi!

4) OSSERVARE con meticolosità tutto ciò che accade quindi dentro di noi e comprendere le differenze fra il prima e il dopo.

5) DISCERNERE quali aspetti di cambiamento sono utili, evolutivi e arricchenti per noi e per il Bene Comune, da quali invece sono inutili e magari pure dannosi: certe esperienze tirano fuori di tutto e già lo sappiamo che non c’è Luce senza Ombra!

6) PRENDERE DISTACCO dall’esperienza vissuta per poterla guardare con sufficiente obiettività e quindi poter passare al passo successivo.

7) AGIRE la nuova identità con coscienza nel mondo, utilizzando l’esperienza vissuta perchè sia utile agli altri che ci incontrano.

Il percorso è ampio anche se forse  non del tutto completo, ma come vi dicevo anche la mia esperienza ancora non è proprio conclusa. Però ora posso dire che COLLABORARE CON L’INEVITABILE significa VIVERE IN AFFIDAMENTO AUTENTICO CON RESPONSABILITA!

A presto con prossime riflessioni e Buona Vita collaborativa a tutti!

Talento e Sacrificio: il binomio del Potere Personale

Il titolo, mi rendo conto, è un pò particolare e forse spaventa anche un “filino”, ma se avrete il CORAGGIO (già perché nel Talento ce ne vuole eccome e già lo sapete) di leggere fino in fondo, potreste portarvi a casa una visione differente di questi termini che nell’immaginario collettivo sono rivestiti da una patina  spesso “negativa”.

Iniziamo dalla parola più temuta, disprezzata, esaltata (male), idealizzata e anche…fraintesa: IL SACRIFICIO!

Cosa intendete voi per sacrificio? vi invito a pensarci perché è probabile che in molti ne abbiate una visione almeno un pò distorta come ce l’avevo io fino a qualche anno fa. Intanto andiamo alle radici del termine: sacrificio etimologicamente significa RENDERE SACRO ed ha derivazione latina: Sacrum Facere. Suona già diversamente  non vi pare? Contiene già così una POSSIBILITÀ, la possibilità di assumersi la piena responsabilità dell’azione del sacrificio e dunque di sceglierla.

La SCELTA che torna e come sempre la fa da padrone, la scelta libera e cosciente di RENDERE SACRO IL MIO TALENTO seguendone la strada anche e soprattutto quando mi costa SFORZO E FATICA!

Per sacro, va precisato, non intendiamo qualcosa che subito debba riportarci a contesti religiosi, sacro è un termine neutro e laico e significa PREZIOSO al di là di ogni cosa. Dunque è preziosa l’azione che mi porta a scegliere una strada, un’obiettivo, un’espressione perchè comporta la rinuncia consapevole ad altro e rafforza il CONSEGUIMENTO.

A proposito, sapete cosa significa RINUNCIA? ANNUNCIARE IN RISPOSTA! Curioso vero? Potremmo provare a metterla così: rinuncio in risposta all’adesione alla mia strada, quella scelta, a qualcosa che potrebbe essere una deviazione, rendendo sacra la mia espressione! Forse non è chiarissimo (nemmeno facile direi anche per me) ma possiamo lasciarcela come riflessione, cosa ne dite?

Riprendiamo ora il tema del Sacrificio inteso come rendere sacro con un warning:

Perchè si tratti di qualcosa che posso rendere sacro, deve essere qualcosa che ritengo di primaria importanza, deve essere in cima alla mia scala delle priorità più profonde e autentiche e pure vitali!

UN ESEMPIO? Quando da studenti (di qualsiasi età) scegliamo di restare a casa per preparare un esame anzichè uscire con gli amici magari in un giorno di festa, di cosa si tratta secondo voi? Si giusto, è un sacrificio (e quando si è nell’età scolare vederlo in positivo lo so è duretta) ed è dare valore quindi all’obiettivo di superare l’esame ma, ancora più importante, di conseguire il titolo di studio per cui stiamo lavorando e, salendo ancora un poco di livello, di mettere un seme fondamentale per il nostro futuro: questo ATTEGGIAMENTO è quello che coltiva il risultato espresso nel titolo: IL POTERE PERSONALE!

Ma che idea avete voi del POTERE? Cosa vi evoca questa parola? Ma soprattutto vi piace? Scommetto che anche qui la relazione non è delle più fluide vero? Già, perchè la parola Potere rimanda subito ad un inconscio collettivo pieno di immagini poco piacevoli e a sentimenti faticosi e difficili da sostenere…

A guardare bene però e ad andare a fondo  possiamo averne una visione diversa come per il sacrificio. L’etimologia della parola è davvero molto semplice, significa avere EFFICACIA! Dunque fondamentale per sviluppare e dare espressione al nostro Talento.

Detto in altri termini significa affermare IO POSSO e passare così a IO VOGLIO e dunque PORTO IN AZIONE!

Questa la strada che sto perseguendo amici e, giunta ad una, seppur minima, comprensione di come sia lo SFORZO CHE ACCENDE IL NOSTRO FUOCO INTERNO dandoci Potere, desideravo condividerla con voi e darvi le indicazioni di quel pezzo già percorso perchè possiate arrivare la dove desiderate essere, seguendo magari una traccia.

Non abbiate paura quindi dei Sacrifici con la S maiuscola che richiede e richiederà la via che vi porta a esprimervi con pienezza nella vostra unicità, perché Sacrificio dopo Sacrificio, raggiungerete quella dimensione di  LIBERTÀ in cui tutto può accadere e tutto si può affrontare con serena FIDUCIA.

Buon cammino Talentuoso a tutti!

LA CAMPANA DEL TALENTO SUONA ANCHE PER TE!

Avevo in mente questo post già da un pò, ma poi l’ho lasciato li, diciamo a decantare…Ci sono stati giorni nel mese di marzo – Pasqua a parte – in cui il tema “campane & Co” è salito prepotentemente alla ribalta, ne ho sentito parlare diffusamente nei luoghi che ho frequentato e allora beh, non potevo ignorare il messaggio che mi stava arrivando: tra CAMPANE E TALENTO esiste un nesso forte e potente e  vorrei provare con voi, con te che sei in viaggio e in ricerca, a rifletterci un pò.

Normalmente ci ricordiamo di questo strumento soprattutto nei dintorni di Pasqua, in cui il tema campane viene presentato in vari modi e elementi (comprese le campane di cioccolato si!) tornando ogni anno di moda e poi? Poi basta, pare che per il resto dell’anno questi strumenti diventino fantasmi se non declinati in altre vesti come ad esempio le campane tibetane che ormai, in certi luoghi ma non solo, vivono stagioni evergreen.

Eppure le campane sono importanti sempre, lo sono da sempre e, da sempre, per quanto l’uomo possa ricordare,  svolgono funzioni varie e tutte molto importanti oltre a quella leggiadra dell’intrattenimento ma sempre a tema.

Campane, campanelli, campanacci…non solo emittenti di suoni ma veri e propri simboli: ricordate la fata campanellino di Peter Pan? un simbolo di leggerezza e di lievità per l’eterno ragazzo, capace di alleviare la tristezza con la sua “argentina” presenza sonante.

Le campane suonate a “martello” nei villaggi un tempo erano un richiamo d’allarme e avvisavano tutti di un pericolo imminente, Campane a festa nel sottolineare momenti lieti e sempre COMUNITARI: particolare da non sottovalutare questo perchè denota una funzione precisa e trasversale dell’uso delle Campane. Poi campane a sottolineare momenti di vita, di passaggio come le “campane a morto” che annunciano alla Comunità che uno dei suoi membri ha lasciato questo piano di esistenza.

Insomma campane per ricordare, per avvisare, per richiamare, per annunciare…suoni argentini e più gravi, portatori di un’arte che ormai nelle nostre città si è perduta: il campanaro ormai spesso è registrato. 

E per te cosa significa il suono delle campane? come lo senti? Non ci avevo ancora pensato ma ad un certo punto è arrivata nitida per me l’intuizione che offro come spunto di riflessione: il legame con il suono che richiama ad un’azione, come spesso è quello delle campane, con il RICHIAMO che possiamo sentire noi ad esprimere le nostre POTENZIALITÀ e TALENTI è evidente.

Anche per noi c’è, c’è stato o ci sarà (se restiamo in ascolto profondo)  un momento in cui la CAMPANA suona o ha suonato: siamo in grado di ricordarlo? O di riconoscerlo?

A volte però, rimaniamo sordi a quel suono, a volte non è forse ancora il momento oppure semplicemente non siamo in ascolto.

Quello che allora qui voglio proporre è un semplice esercizio nel viaggio alla ricerca del nostro Talento: la prossima volta che udiamo (dobbiamo stare attenti però) il suono delle campane proviamo a fermarci e a chiederci cosa ci sta dicendo e se, magari, evoca un richiamo più profondo. Quel richiamo potrà essere una partenza, una conferma, un passaggio sulla strada dell’espressione del nostro Talento, della nostra Unicità.

Non posso quindi non concludere con una citazione nota che ora per noi assume un significato particolare:

 “E allora, non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te”

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